Le rupi di Lentini. Viaggio per la città medievale.

Di Italo Giordano

Da Piazza Duomo di Lentini è iniziato il nostro breve viaggio, guidato da Italo Giordano, alla scoperta del medioevo custodito nelle “Rupi di Lentini”, una delle tappe de “I luoghi e le storie”, ideato da Alessandra Cilio, ciclo di escursioni creato per la “Rassegna del Documentario della comunicazione archeologica”, che si svolgerà a Licodia Eubea dal 18 al 21 ottobre 2018 con la direzione artistica di Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele.

      

Questo percorso segue idealmente i passi di Edrisi, il geografo arabo, che nel suo libro Il sollazzo per chi si diletta di girare il mondo”, descrisse così l’abitato nel 1154: 

Dalla città di Catania al castello di Lentini contasi una giornata di cammino. Lentini è forte rocca; frequente di mercati al par che una città, e discosta sei miglia dal mare. Giace su la sponda del fiume che da lei prende il nome, pel quale risalgon dal mare le navi belle e cariche e approdano dinanzi questo paese, dalla parte di levante. Esso ha, da ponente, un vastissimo territorio, i cui confini si stendono molto lungi nella pianura. Il fiume abbonda di varie sorte di buonissimo pesce, che simile non si trova in altri paesi; e da Lentini lo si esporta per ogni luogo dei dintorni. Il paese ha de’ mercati frequentati, de’ fondachi e grossa popolazione.”

 

La Piazza Duomo era nel medioevo un grande slargo chiamato “Chianu di la dugana”, dove confluivano tutte le merci dei campi e dove scorreva il fiume Carunchio.

Il Duomo di Lentini, dedicato a Sant’Alfio e Santa Maria la Cava, si addossa a un’alta parete rocciosa utilizzata prima come cava di estrazione di pietra e, dopo, come cimitero cristiano di IV – V secolo caratterizzato da ambienti rupestri con arcosoli, a conferma che questa fu un’area suburbana. Uno di questi vani, posto lungo la navata destra, è quello identificato come il sepolcro dei Tre Santi Fratelli Alfio, Cirino e Filadelfo che a Lentini furono martirizzati nel 10 maggio 253. All’interno è esposta un’acquasantiera in marmo (XIII secolo) con la raffigurazione allegorica di otto mesi  e una chiave di volta con il rilievo dei Tre Santi Fratelli. Questo elemento architettonico, datato 27 giugno 1528, è legato alla costruzione della chiesa dedicata a Sant’Alfio nel 1517, dopo il rientro delle reliquie dei Tre Santi dal convento di Fragalà (Messina). Sarà la costruzione di questo edificio che segna l’inizio dello spostamento del baricentro della città dalle colline alla zona pianeggiante.

Uscendo dalla Chiesa Madre, calpestando il suo sagrato a mosaico geometrico composto da ciottoli bianchi e neri, si attraversano, idealmente, i fiumi Carunchio e Lisso, che, affluendo nel Fiume San Leonardo, permettevano la comunicazione col mare.

Risalendo per il vicolo Via dei Tre Santi, si giunge a un piccolo cortile sul quale svetta un’alta parete rocciosa, forse un’antica latomia, dove si aprono diversi ambienti in grotta, uno dei quali è identificato tradizionalmente col carcere dei Santi patroni di Lentini, collegato, secondo una leggenda, da un passaggio sotterraneo alla Chiesa Madre. Si continua per la Via Paradiso, superando il cortile della “Bucciria Nuova”, si raggiunge la chiesa della Fontana, chiamata così perché una fonte d’acqua scaturì nel punto in cui cadde la lingua di Sant’Alfio durante il suo martirio. Si guada, idealmente, il fiume Lisso, e si accede alla città medievale da un arco che si apre lungo una fila ininterrotta di case; quasi fosse una porta della forte rocca descritta da Edrisi.

Si sale per i vicoli stretti, costeggiando edifici, molti in abbandono, che si abbarbicano sui fianchi rocciosi. Si passa dalla torre dell’orologio, da cui il quartiere prende il nome tutto siciliano Roggio, per entrare in un vero quartiere fantasma e decadente, ma che in antico era l’accesso naturale al Castello di Lentini, il Castellaccio, ricostruito da Riccardo da Lentini per volere di Federico II di Svevia.

Svettante in cima al Colle Tirone, dal castello il panorama è una meraviglia. La lussureggiante Valle San Mauro a Sud, con i suoi terrazzi di giardini di aranci, sormontata dalle alte rupi dei colli San Mauro e Metapiccola, cambia aspetto leggendo le parole di Polibio quando descrive la greca Leontinoi così:

“Leontinoi è orientata a Nord. Al centro di essa è una valle nella quale si trovano le sedi dei magistrati e dei tribunali, cioè l’agorà. Ogni lato della valle è chiuso da un colle con dirupi continui, le terrazze di questi sono coperte di case e di templi. La città ha due porte, una delle quali è all’estremità sud della valle e porta a Siracusa, mentre l’altra, a nord, porta ai Campi Leontini e alla zona coltivata.”

Sulle stesse valli si estendeva anche la città medievale che doveva apparire enorme tanto da essere definita una “quasi città” e che lo storico Tommaso Fazello nel ‘500 la descriveva come una costellazione quando si accendevano i lumi delle case al far della notte.

Dell’arte di quella città medievale ben poco rimane, a seguito dei numerosi terremoti e quel poco è custodito, come uno scrigno, nella Chiesa del Crocifisso, un edificio interamente scavato nella roccia. Le pareti della chiesa erano interamente affrescate da icone, che i fedeli, in segno devozionale, dipingevano nel corso dei secoli spesso sovrapponendole, caratterizzando la chiesa come un palinsesto di arte sacra medievale. L’abside dell’altare, a est, è affrescato con un severo e imponente Cristo Pantocratore del XII secolo seduto su un trono imperiale bizantino e contornato da una doppia coppia di angeli che aprono il firmamento per manifestare la sua potenza affinché i fedeli vedano la sua voce.

Usciti dallo spazio ascetico della chiesa rupestre, pertinente al settecentesco eremo del Santissimo Crocifisso, si ripercorre la stradina di campagna, che un tempo era città, prima del terremoto del 1693, tra ulivi, mandorli, peri, aranci… per giungere nuovamente in paese al vecchio edificio della Pretura, un palazzo settecentesco costruito su di un’alta rupe all’interno di un cortile in via Bricinna, dove il giudice Giovanni Falcone nel 1965-67 ebbe il suo primo incarico da pretore. Ci piace immaginare che il giovanissimo pretore abbia notato la bellezza delle piastrelle in maiolica che ornano la facciata di una casa che su quel cortile prospetta.